Microaggressione

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Una microaggressione è un atto "leggero" di bigottismo o discriminazione, solitamente inconscio o involontario, contro una minoranza, un gruppo marginalizzato, un particolare individuo. Esempi includono il trattare qualcuno in maniera differente dagli altri (per via del loro genere, etnia, aspetto, taglia, orientamento sessuale o qualche altro fattore), o il fare commenti casuali a o verso di loro che non sono "di odio", ma che portano con se alcune implicazioni stereotipiche o giudicanti.

Le microaggressioni come queste sono spesso viste (soprattutto da coloro che non le ricevono) come "non un grosso problema", e le obiezioni vengono a volte interpretate come offese inventate, ma possono essere fastidiose, stancanti o irritante per chi le riceve ripetutamente. Inoltre tendono a riflettere (e rinforzare) pattern più ampi di privilegio, pregiudizio, e stereotipi dentro la società.

Esempi[modifica]

File:Wetooarecambridge.jpg
Come una microaggressione suona.
Dalla campagna "I, Too, Am Cambridge", 2014.[1]
  • Razza: "Posso toccarti i capelli?" o "Non sembri una persona di colore dalla voce". Il primo è semplicemente maleducato, il secondo è basato sullo stereotipo che le persone di colore non sappiano parlare Italiano correttamente. Oppure un uomo di colore si sente chiudere le portiere di una macchina vicina quando ci passa accanto.
  • Genere: Molestie per strada e battute pseudo-ironiche da cucina. Il primo riduce una donna allo stato di oggetto sessuale su cui si può essere commentate e criticate da estranei a caso. Oppure sentire il capo chiamare per cognome i colleghi maschi e per nome le donne.
  • Orientamento sessuale: "Ma come fai sesso?" o "Chi è l'uomo e chi è la donna?" Il primo è un'invasione dei limiti personali e il secondo cerca di forzare ruoli eterosessuali in una coppia dove a) non li si cercano b) non si applicano.
  • Disabilità: "Non sembri [inserire disabilità qui]" o "perché non puoi semplicemente essere 'normale'?" Questi tentativi di rassicurare una persona con disabilità sul fatto che sono normali (vale a dire: non-disabili), non sono probabilmente quello che la persona cercava. Il secondo è un tentativo di mettere sotto pressione qualcuno nell'agire in maniera normale quando non necessariamente può essere in grado di farlo.
  • Generico: "Tu non sei come gli altri" o "Smettila di prendere tutto negativamente, è solo X". Il primo è una fallacia, il secondo è un tentativo di fingere un'oppressione che non sta avvenendo e sminuisce i sentimenti della persona.

La maggior parte del sessismo è perpetuato attraverso parole e comportamenti sottili che spesso a cui spesso "non ci si fa caso".

La campagna "I, Too, Am Harvard" nel 2014,[2] e molte altre ad essa ispirate in altre università,[3] esplorano le esperienze di neri e altre minoranze sulle attitudini paternalistiche/condiscendenti dentro la cultura universitaria dove spesso vengono trattati come outsider.

Critiche[modifica]

La maggior parte delle critiche al termine "microaggressione" è (spesso da parte di persone non in minoranza) riguardo al fatto che le persone svantaggiate stanno "prendendosela troppo". La controargomentazione è che molte piccole rotture si sommano, e nel corso di una vita possono causare danni seri, e mandano un chiaro messaggio che "non sei normale" o sei meno-di.

Detto questo, a volte le dichiarazioni di "microaggressione" sono obiettabili. In un occasione un professore ha corretto uno studente che aveva maiuscolizzato la parola "indigeno", e lo studente ha interpretato quest correzione grammaticale come avente delle "implicazioni ideologiche". [4]

Voci correlate[modifica]

Risorse esterne[modifica]

Note[modifica]

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